Incendi in Sicilia, coordinamento e intelligence per prevenire gli inneschi: la presentazione del Direttore Salvo Cocina

Il ruolo dei sindaci e della Protezione civile nella prevenzione e nella gestione

29/09/2026 12:49:36


Incendi in Sicilia, coordinamento e intelligence per prevenire gli inneschi: la presentazione del Direttore Salvo Cocina

 

Incendi in Sicilia, coordinamento e intelligence per prevenire gli inneschi

Dal vertice di Catania all’intervento di Schifani a Taormina: presìdi nei territori a rischio, dati condivisi e nuove tecnologie per prevenire i roghi

 

A cura della Redazione con la collaborazione di Gaetano Russo

 

L’11 agosto 2026, al Centro operativo regionale della Protezione civile siciliana di San Giovanni La Punta, si è svolta una riunione interistituzionale dedicata agli incendi boschivi e di interfaccia nella provincia di Catania. Il confronto, nato dall’emergenza locale, ha posto una questione che riguarda tutta la Sicilia: come individuare gli inneschi, presidiare le aree più esposte e intervenire prima che le fiamme raggiungano abitazioni, attività e infrastrutture. Il 18 settembre, a Taormina, il presidente della Regione Renato Schifani ha ricondotto questa esigenza a una strategia regionale fondata sul coordinamento tra istituzioni, conoscenza del rischio e strumenti di monitoraggio.

La riunione, congiuntamente indetta e presieduta dal Prefetto di Catania, dott. Pietro Signoriello e dal Direttore Generale della Protezione civile Regionale, ing. Salvatore Cocina, ha inteso costituire un momento di confronto circa la possibilità di programmazione di eventuali ulteriori iniziative di coordinamento delle azioni di prevenzione, presidio e contrasto agli incendi rurali, boschivi e di interfaccia che anche quest’anno stanno colpendo il territorio con gravi ripercussioni paesaggistiche ed ambientali e con pesanti rischi per la pubblica incolumità.

Il quadro siciliano: prevenire quando le emergenze si moltiplicano

La documentazione della Protezione civile regionale, illustrata dal direttore generale Salvatore Cocina, amplia lo sguardo oltre la provincia di Catania. Gli incendi colpiscono la vita delle persone, il patrimonio ambientale e le attività economiche: boschi e biodiversità, ma anche case, allevamenti, turismo e reti di servizio. Quando più fronti si aprono contemporaneamente, nessun sistema dispone di mezzi illimitati. Le squadre a terra e i mezzi aerei devono essere assegnati secondo le priorità operative, a cominciare dalla tutela della popolazione.

Il materiale richiama anche gli incendi del luglio 2023, quando numero e intensità degli eventi superarono la capacità di risposta regionale. Per il 2026 indica numerose giornate con oltre 250 interventi: dal 18 al 24 luglio la soglia è stata superata per sette giorni consecutivi, con un picco di 867 interventi il 19 luglio. 

I DATI

IL QUADRO REGIONALE

867

interventi nel giorno di picco, il 19 luglio 2026

7 giorni

consecutivi oltre 250 interventi, dal 18 al 24 luglio

2.340

volontari formati per l’antincendio boschivo

circa 300

mezzi del volontariato disponibili in Sicilia

7

esercitazioni regionali nel 2026, con circa 1.400 operatori e 320 mezzi

Dati della Protezione civile regionale; gli interventi sono rilevati fino al 4 settembre 2026.

Al tavolo hanno partecipato il sindaco metropolitano, il questore, i rappresentanti di Vigili del Fuoco, Corpo forestale, forze dell’ordine e Forze armate, la Capitaneria di porto, i sindaci della provincia, i Parchi dell’Etna e dei Nebrodi, i gestori delle reti e gli enti responsabili delle strade. La composizione del vertice mostra quanto il coordinamento debba coinvolgere anche chi gestisce infrastrutture e servizi esposti agli incendi.

Sono intervenuti anche i Sindaci della provincia, i rappresentanti dei Parchi dell´Etna e dei Nebrodi, oltre ai gestori delle infrastrutture di rete RFI, Enel Distribuzione, SIDRA e ACOSET e gli enti proprietari delle strade, ANAS e CAS.

I numeri dell’emergenza
Nel corso dell’incontro, dopo il quadro d’insieme del Prefetto, il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco ha illustrato i dati sugli interventi da giugno all’11 agosto: incendi di vegetazione e di interfaccia avevano interessato complessivamente 3.454 ettari nella provincia di Catania, con il periodo più intenso tra il 13 e il 25 luglio. 

Secondo i Vigili del Fuoco, una particolare concentrazione degli interventi ha riguardato il Calatino, soprattutto Caltagirone, Ramacca, Palagonia e Mineo. Un’altra area interessata è quella tra Paternò, Mascalucia, Belpasso e Ragalna. Tra i territori citati, Belpasso ha registrato la superficie bruciata più ampia, pari a 682 ettari.

Nel territorio comunale di Catania gli incendi hanno interessato 363 ettari. Il dato assume rilievo anche per la natura degli interventi: 115 roghi sviluppatisi inizialmente nelle sterpaglie si sono poi estesi ai rifiuti; in 15 casi era presente materiale pericoloso, con ulteriori difficoltà per la sicurezza delle squadre. Sono cifre che descrivono il caso catanese e aiutano a comprendere perché la prevenzione degli incendi di interfaccia richieda controlli anche nei luoghi vicini ai centri abitati.

Presidi mirati e tecnologia contro gli inneschi
“La riunione odierna - ha sottolineato il Prefetto di Catania – ha lo scopo di sensibilizzare tutte le componenti istituzionali presenti a mettere in campo ogni ulteriore azione sinergica per la prevenzione degli incendi boschivi, sia al fine di intercettare più facilmente i principi di innesco innalzando il livello di attenzione sui territori di rispettiva competenza, sia al fine di implementare, ove possibile, nuovi sistemi strutturati di deterrenza facendo fronte comune con la Regione e la Città Metropolitana”.

Nel suo intervento, l´ing. Cocina ha definito “PREVENZIONE PRIMARIA” il Corpo dei Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale e l´intero sistema di Protezione civile siciliano - a partire dai Volontari che operano quotidianamente nei turni di prevenzione, pattugliamento ed emergenza a fianco ai due Corpi e ai Sindaci - non possiamo muovere alcun appunto perché queste persone danno il massimo ogni giorno. Tuttavia, per prevenire e contrastare con maggiore efficacia il fenomeno degli incendi, occorre un deciso cambio di strategia sul piano della prevenzione, introducendo ogni ulteriore azione possibile di prevenzione. Visto che gli incendi sono quasi tutti causati dall’uomo occorre bloccare la mano di chi gli incendi li appicca. Pertanto dobbiamo avviare nei giorni di allerta rossa, con ondate di calore e venti forti, il presidio del territorio che funga da deterrente ai malintenzionati. Come e con quali forze presidiare i siti? A mio avviso tutti, dipendenti pubblici cittadini e Volontari, devono mobilitarsi. Come Protezione civile faremo uscire anche il volontariato non AIB. I Sindaci e i loro tecnici, anche con il nostro aiuto, quali conoscitori del territorio devono individuare preventivamente le aree a maggior rischio e da presidiare. La riunione di oggi è importante perché potrebbero sortire proposte utili per l’intera regione che potrò rappresentare al Presidente».

L’idea promossa dall´ing. Cocina, d’intesa con il Prefetto, è stata quella di costituire, con il supporto degli enti territoriali, un elenco dei siti da considerarsi per un verso maggiormente esposti al rischio di incendi e per un altro verso più bisognosi di altre risorse rispetto a quelle già in campo per una più mirata azione di vigilanza e pattugliamento rispetto al rischio di innesco di incendi dolosi. Allo scopo si dovranno valutare anche tutte le potenzialità oggi offerte da sistemi tecnologici che prevedono l’uso di droni ovvero di satelliti. Su questi ultimi impieghi verranno attivati preliminari approfondimenti di fattibilità dal punto di vista della normativa in materia di privacy.

Dai singoli Comuni a una rete regionale di presìdi

La proposta del vertice si inserisce in una strategia regionale. Nelle giornate di allerta rossa, secondo Cocina, ogni Comune dovrebbe attivare un piano locale prima degli inneschi: mappa delle aree più esposte o già colpite, accessi, punti di osservazione sicuri, referenti, turni e collegamenti con la sala operativa. Le slide presentate dalla Protezione civile a Taormina indicano una sequenza precisa: seguire gli avvisi ufficiali e i loro aggiornamenti, confermare per tempo persone, turni, mezzi e punti da presidiare, attivare la sorveglianza prima dei focolai e mantenere aggiornato con le sale operative il quadro dei presìdi e delle segnalazioni. I presìdi statici assicurano una presenza visibile e un’osservazione continuativa nei punti individuati; quelli dinamici percorrono itinerari programmati tra le zone a rischio.

Il sindaco, prima autorità di Protezione civile nel Comune, deve disporre di un piano utilizzabile, verificare la pulizia delle aree di interfaccia e aggiornare il catasto delle superfici bruciate. Nell’emergenza servono l’attivazione del Centro operativo comunale, informazioni tempestive ai cittadini e, quando occorre, evacuazione e assistenza. La Regione sostiene i sindaci e raccorda Comuni, Corpo forestale, Vigili del Fuoco e Prefetture.

Alla sorveglianza possono contribuire tecnici comunali e altri dipendenti pubblici con compiti organizzati dagli enti, Corpo forestale e Volontari di Protezione civile in raccordo con i Vigili del Fuoco, associazioni agricole e ambientaliste, Volontari delle associazioni locali e cittadini che conoscono i luoghi. La presenza sul territorio può scoraggiare gli inneschi e favorire l’avvistamento tempestivo di fumo o comportamenti sospetti. I compiti restano distinti: tutti possono osservare e segnalare, mentre lo spegnimento spetta alle squadre abilitate. La segnalazione deve indicare la posizione del focolaio, gli accessi e le persone o gli edifici esposti; evento e risorse impiegate vanno comunicati alla sala operativa.

D’altra parte, ha evidenziato il Dirigente del Corpo Forestale Regionale, il numero degli incendi non deliberatamente o colposamente provocati dall’uomo è veramente minimale, a testimonianza del fatto che la presenza degli assetti istituzionali che svolgono forme di pattugliamento del territorio per avvistare al più presto gli incendi, intervenire con lo spegnimento prima della loro propagazione ed altresì intercettare possibili piromani, è davvero importantissimo. Purtroppo, ha ricordato che insistono in provincia aree in cui taluni danno a fuoco interi terreni da poter successivamente destinare al pascolo del bestiame.

In proposito gli stessi Vigili del Fuoco nei propri interventi hanno avuto modo di individuare ben due piromani che sono poi stati denunciati dai Carabinieri.

Manutenzione e controlli, oltre lo spegnimento

La prevenzione non si esaurisce nel pattugliamento e presidi AIB. La Protezione civile richiama la pulizia dei fondi privati e delle fasce di rispetto, la rimozione della vegetazione secca e la manutenzione di scarpate, strade, parchi e reti di servizio. L’attenzione deve concentrarsi sulle zone di interfaccia, vicino ad abitazioni, strutture ricettive e attività produttive. Le ordinanze comunali richiedono verifiche effettive sul posto e provvedimenti in caso di inadempienza: una disposizione rimasta sulla carta non riduce il rischio di propagazione.

Il contrasto agli inneschi dolosi e colposi chiama in causa anche le forze dell’ordine, con vigilanza rafforzata nei giorni più pericolosi, accertamento delle cause e informazione sui comportamenti imprudenti. È il punto di incontro tra le indicazioni emerse a Catania e la prospettiva regionale: scoraggiare chi appicca il fuoco, scoprire subito i focolai, avvicinare preventivamente le squadre abilitate ai punti critici e impedire alle fiamme di propagarsi.

Sanzioni e controlli rafforzati
Il Sindaco della Città Metropolitana, Enrico Trantino, ha evidenziato su questo come il quadro sanzionatorio, soprattutto dopo gli aggravamenti del 2023 esprime un´efficace deterrenza, purché effettivamente si individuino gli autori di questi crimini.

A tal riguardo, per l’incendio boschivo doloso l’art. 423 bis del codice penale prevede fino a dieci anni di carcere cui si possono aggiungere circostanze aggravanti.

Oltre a ciò, la legge quadro in materia di incendi boschivi ha introdotto nel nostro ordinamento vincoli particolarmente stringenti sulle aree percorse dal fuoco:

  • le zone boscate e i pascoli non possono cambiare destinazione d’uso per almeno 15 anni;
  • è vietata per 10 anni la realizzazione di edifici, strutture e infrastrutture per insediamenti civili e attività produttive, così come il pascolo e la caccia sui soprassuoli percorsi dal fuoco;
  • i Comuni hanno l’obbligo di censire le aree bruciate e istituire il catasto degli incendi.

La riunione ha ribadito il ruolo delle forze di polizia nella prevenzione e nel contrasto degli incendi dolosi. Il Prefetto ha ricordato il piano coordinato di controlli disposto dalla Questura con Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza per le zone maggiormente esposte. Il Questore Giuseppe Bellassai ha dato disponibilità a intensificare il presidio dove la storia degli eventi e le risorse dei Comuni segnalino le necessità maggiori, proponendo un successivo confronto operativo in Questura.

Da Catania a Taormina: dati e intelligence per prevenire gli incendi

Il 18 settembre, intervenendo al Palacongressi di Taormina al convegno «La Sicilia brucia e la politica deve agire!», il presidente della Regione Renato Schifani ha chiesto una risposta condivisa con sindaci e Comuni. Ha sostenuto la proposta, avanzata dal sindaco di Taormina, di un fondo di rotazione che permetta agli enti locali di disporre delle risorse necessarie per le attività di prevenzione, auspicando che l’Assemblea regionale le destini senza frammentarle. La proposta resta legata alle scelte di finanziamento da adottare.

Sul fronte dell’emergenza meteo, Schifani ha annunciato la formazione dei 391 responsabili dei Comuni siciliani per trasformare le allerte in decisioni tempestive. La Regione ha inoltre illustrato un sistema, finanziato con 25 milioni di euro del Pon Legalità nell’ambito di un accordo con il Ministero dell’Interno e Leonardo, che integra cartografia, dati satellitari, sensori e piattaforme già utilizzate da Protezione civile e Corpo forestale. Secondo quanto presentato a Taormina, dovrà individuare i punti di calore, produrre mappe del rischio e simulare la propagazione delle fiamme in base al meteo. Il completamento previsto entro l’anno comprende 12 torrette digitali e circa 8 mila sensori: si tratta di un’infrastruttura annunciata, non ancora descritta come pienamente operativa.

Alla capacità di raccogliere e interpretare informazioni deve corrispondere quella di agire sul territorio. Schifani ha richiamato la Sala operativa unificata regionale e la Control Room, insieme al potenziamento del Corpo forestale: 46 nuovi agenti già in servizio, altri 266 previsti entro la prossima campagna antincendio e ulteriori 130 tra la fine del 2027 e il 2028. Ha citato anche 384 nuovi mezzi e i 4 milioni di euro del programma «Sicilia Pulita» per la pulizia straordinaria delle strade extraurbane. È il raccordo operativo con quanto emerso a Catania: le informazioni sui luoghi più esposti servono a orientare presìdi, vigilanza e interventi prima che i roghi si estendano.

In conclusione, il Prefetto di Catania aveva chiesto ai sindaci dei Comuni più esposti, in particolare nel Calatino e sulla cinta dell’Etna, di segnalare rapidamente alla Regione le criticità che non riescono ad affrontare con le sole risorse locali. Le indicazioni raccolte serviranno a definire risposte operative nel tavolo tecnico questorile. L’intervento di Taormina colloca quel confronto in una prospettiva regionale: coordinare istituzioni e sale operative, leggere insieme dati e segnalazioni, sostenere i Comuni e tradurre l’intelligence territoriale in decisioni tempestive. La sfida resta quella di arrivare prima degli inneschi.

 

 

SCARICA QUI LA PRESENTAZIONE DEL DIRETTORE GENERALE SALVO COCINA - convegno «La Sicilia brucia e la politica deve agire!», Taormina, 18 settembre 2026